Nella mia esplorazione personale dei vari settori in cui, bene o male, è diviso il mondo informatico (specialmente, ma non soltanto, a livello utente), mi soffermo spesso e volentieri sul cosmo che ruota intorno ad Apple, Inc.: non è che mi faccia particolare simpatia, dal momento che non condivido affatto nè le scelte commerciali, nè quelle di implementazione delle proprie soluzioni a livello tecnico (per certi versi, la scelta di produrre hardware e software, ancorchè chiusi di per sè, rende il controllo della ditta sui propri prodotti ancora più asfissiante di quanto già non faccia Microsoft, almeno a mio giudizio), ma si tratta comunque, di una realtà con cui è necessario confrontarsi.
Capito per caso su Mac Blog di Filippo Corti e trovo notizia di un articolo uscito su Yahoo News! che sembra averlo colpito particolarmente. Poichè Filippo richiede aiuto nella traduzione, e dal momento che intendo proseguire nella strada iniziata proponendo a lettori di lingua italiana la traduzione di articoli che ritengo di particolare interesse e, in un certo senso, unici (come ho già fatto in quest’altra occasione), mi adopero volentieri. Inoltre, il punto di vista espresso dall’autore in calce al suo articolo non è da sottovalutare e, per certi versi, lo condivido.
Voglio, però avvertire voi - e anche Filippo, che aveva espresso dubbi sulla possibilità di comprenderne appieno il significato - di un piccolo particolare: per comprendere appieno le sottigliezze della nomenclatura utilizzata in questo testo dovrete avere una conoscenza quantomeno discreta di storia dell’informatica: se non siete in possesso di questo requisito, il mio solo farvi accenno vi porterà a cambiare post, se non addirittura blog; se invece lo siete, credo che troverete spontaneo rendermi tanto di cappello per essere stato gentile con i newbie
. Ho messo alcuni link a Wikipedia sui marchi citati e su alcuni concetti che, a mio giudizio, potevano risultare di più difficile individuazione ad un pubblico con limitata esperienza - mi scuseranno i più esperti. Se ritenete che ne manchi qualcuno (e ne mancano), fatemelo notare nei commenti. Inoltre, mi dispiace di aver dovuto linkare alcuni voci della Wikipedia in inglese; prometto che mi dedicherò alla traduzione delle voci che mancano in italiano non appena avrò un po’ di tempo.
Ah, dimenticavo: visto che Loyd ha una verve molto interessante , nel prossimo futuro potrei anche decidere di tradurre l’articolo che precede, in un certo senso, quello segnalato da Filippo: If Microsoft Never Existed - chissà cosa ne uscirebbe fuori…
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Se Apple non fosse mai esistita
Nel 2005 ho scritto un articolo che rappresentava una giornata in un ipotetico mondo senza Microsoft. Ora voglio cambiare le carte in tavola, ed immaginarne uno senza Apple.
Arrivo in ufficio, lo zaino1 in una spalla e il caffè di Peet in mano. Sembra sia più presto del solito, forse perchè ho lavorato fino a tarda notte per poter finire in tempo.
Il problema che si ha nello scrivere sugli home computer è tener conto di tutte le evoluzioni. Ci sono volte in cui desidererei che esistesse un solo tipo di computer - si tratta di un sogno vano.
Eppure, i computer si sono evoluti moltissimo dai tempi dei sistemi Altair e Compupro.Quando arrivo in ufficio, alcune grosse macchine mi aspettano. Il nuovo computer Harmon Kardon per l’intrattenimento casalingo è una di essi. Harmon sta tentando di creare un nuovo tipo di computer, il CPIC. E io dico, fanculo il CPIC2. Chi vuole essere costretto ad usare un certo dispositivo di memorizzazione, e solo quello, quando il CD va benissimo? Il dipartimento pubbliche relazioni della Harmon ha rilasciato eloquenti dichiarazioni su come, trasferendo la musica da un CD al drive magneto-ottico che si trova all’interno dell’HEC, si possano avere a disposizione quasi trenta CD per volta.
Ma una volta che si trovi dentro un HEC, la musica non può essere estratta - cosa che ti costringe ad usare la periferica Harmon per sempre.Mi lascio cadere (sulla sedia) vicino la mia scrivania e traggo fuori (dalla borsa) il computer portatile Tandy NB5000. È un aggeggino carino, non più grande di un grosso blocco note, con uno schermo LCD
ad 80 colonne. Convincere il dipartimento IT della Ziff-Davis ad approvare questi sistemi Radio Shack è stato difficile e ha richiesto del tempo. Apparentemente, comperare il software che converte il formato testo in qualcosa che i minicomputer DEC possano riconoscere risultava molto costoso.Mi sono trovato a desiderare che una delle aziende produttrici di grossi computer si fosse inserita nel mercato degli home computer, ma purtroppo avevano ceduto terreno a quelle specializzate nella grande elettronica di consumo. Sony, Toshiba, NEC ed altri avevano surclassato Amiga, Atari e le varie realtà che producevano hardware in grado di funzionare col CP/M alla fine degli anni Ottanta, e riuscirono a distribuire dozzine di home computer, tutti diversi fra loro. Si trattò davvero di un sogno e di un incubo, allo stesso tempo, per gli hobbyisti. Tutte le varie periferiche erano molto “fiche” — ma far passare i dati da una di essi ad un’altra era un gran casino.
Questo quadro era reso ancora più problematico dalle svariate dozzine di aziende che producevano microprocessori per gli home computer, ognuno dei quali aveva un proprio set di istruzioni, una lunghezza della parola differente e un ordine dei bit tutto suo. Ma si trattava di un lavoro sicuro per giornalisti come me3, che potevo dare un senso a tutto questo per gli utenti finali. Nessuna azienda era riuscita a lasciare il segno abbastanza da imporre uno standard unico.
Rileggo il mio ultimo pezzo sugli ultimi drive magneto-ottici da 200 MB, quindi lo trasferisco sul floppy da 5 MB integrato sul lato frontale dell’NBC. L’unità NEC era certamente la migliore, ma quella Sony la tallonava da vicino, dal momento che supportava sia il formato standard da 200 MB ed un formato proprietario Sony della stessa dimensione. Tuttavia, il formato proprietario poteva memorizzare fino a trenta minuti di video, cosa che la rendeva una sorta di Laserdisc dei poveri. Estrassi il drive floppy e mi diressi al nostro dipartimento produzione.
Il pezzo doveva essere revisionato, quindi formattato nei vari formati di posta elettronica, e anche per la stampa. Avevamo quattro persone che si dedicavano esclusivamente a riformattare il testo nei formati che i diversi client di posta sulle diverse dozzine di home computer accettavano.
Non feci in tempo a ritornare al mio ufficio che il telefono cominciò a squilllare. Era Steve, il responsabile delle pubbliche relazioni di un’azienda da poco costituita a Santa Clara. “Ehi, abbiamo un aggeggino carino carino. È grande quasi quanto un Walkman per cassette, ma usa un piccolo drive magneto-ottico per memorizzare tre ore di musica. Pesa solo otto once. Vuoi provarlo?”
“Certo”, dissi, “Potrebbe essere un bel giocattolo per la nostra guida ai regali da fare per le vacanze.”
“Un’altra cosa. Mi hanno dato un altro incarico. Stanno costruendo degli Home Computer usano componenti di uso comune e lo stessa tecnologia per i dischi magnetici usata nei minicomputer e nei mainframe. Esegue pure un tipo di UNIX.”
Trasalii. “Quanto costa.”
“È questo il bello. Costa meno di 10.000 dollari.”
“Steve, è troppo per la maggior parte delle famiglie.”
“Ehi, guarda che è davvero fico. Lo sai, Loyd, devi imparare a pensarla diversamente.”
Vi potreste chiedere in che modo avrebbe potuto esserci uno scenario così lugubre se Apple non fosse mai emersa. Sebbene io non sia un utente Mac, credo che Apple abbia funto da catalizzatore per l’industria. Prima di Apple, vi era un gran numero di home computer e di sistemi orientati al business, che eseguivano sistemi operativi proprietari o una qualche variante di CP/M. Ma anche i sistemi CP/M spesso non potevano dialogare.
Se non ci fosse stata Apple, il PC IBM non avrebbe mai potuto emergere, e non avrebbe potuto dare inizio a quell’ondata di innovazione e di standardizzazione che ci permette di avere personal computer economici oggi. Apple ha avuto un impatto davvero significativo, sia attraverso la sua superba progettazione industriale ed i suoi sforzi per semplificare la tecnologia, e, indirettamente, stimolando la competizione che ha prodotto, alla fine, l’ecosistema PC che abbiamo oggi. Che ne pensate?
1Se ho capito bene cosa l’autore intende per “courier bag”, in questo caso.
2Questo è un gioco di parole, o piuttosto di iniziali, veramente ben fatto. In inglese, l’acronimo HEC richiama l’espressione precedente, Home Entertainment Computer, da me reso come “computer per l’intrattenimento casalingo” (CPIC). Ma la pronuncia delle tre lettere insieme è “sorprendentemente” simile all’espressione idiomatica heck, che viene usata quando noi useremo un “fanculo”, “mminchia” come interiezione che indica il nostro livore, più o meno giustificato, verso qualcosa che ci da fastidio.
3Letteralmente “Era la sicurezza del lavoro per scrittori come me”.
[via Mac Blog]
[via Yahoo! News]



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