Preparatevi ad un post lungo, che probabilmente non vi interessa. Potete anche andare da un’altra parte.
La conferenza
Nella giornata di ieri, il prof. Yaroslav Sergeyev, intisu Yaro(s?), ha tenuto una conferenza alla facoltà di Ingegneria Informatica dell’Università di Palermo. Lo scopo della conferenza era presentarci la sua creazione, l’arithmetic of infinity and infinity computers.
Senza scendere troppo nei dettagli, Sergeyev sostiene che bisogna superare le concezioni di infinitudine che fanno parte dell’analisi matematica classica, introducendo un nuovo ente matematico fondamentale, il grossone, e riconducendo le risposte a tutti i problemi a una questione di precisione dei risultati.
OK. Dico subito che sull’organizzazione della conferenza non ho nulla da eccepire - a parte, forse, qualche battutaccia fatta dalla mascotte della nostra facoltà, cui, oramai, siamo tristemente abituati (potere del nepotismo), e il fatto che siamo stati “militarizzati”, nel senso che o si veniva alla conferenza o ci si poteva scordare di fare un paio d’esami.
Sull’interesse che noi, futuri ingegneri informatici, possiamo avere per questa nuova, possibile evoluzione della matematica, ho però i miei dubbi.
Con questo non voglio dire che il prof. Sergeyev spari panzane: voglio soltanto dire che, forse, dovremmo concentrarci su come funzionano gli strumenti che dobbiamo usare, prima che su come chiamare l’infinito matematico.
Non ho mai capito il perchè, ma sembra che gli ingegneri informatici abbiano una passione per i lambiccamenti cerebrali matematici che supera ogni umana comprensione: è facilissimo entrare al dipartimento di Informatica e vedere orde di ricercatori / ricercatrici / generici leccaculo del potere costituito, professori non si sa bene di che qualifica, o anche semplici ospiti, che si vantano di aver scritto in C una funzione che calcola il prodotto tra due matrici in 3,2 secondi invece dei 10 necessari normalmente (sto buttando queste statistiche di tempo un po’ lì, è tanto per far capire il concetto).
Quando però poi si tratta di risolvere problemi concreti - perchè, anche per rispondere alla nostra mascotte, noi non siamo
ingegneri, prima che informatici, con tutto il rispetto per gli smanettoni
ma ingegneri informatici, ossia coloro che devono rendere l’informatica che, di per sè, non serve a nulla, qualcosa che sia in grado di aiutare a risolvere i problemi delle altre discipline.
Noi non dobbiamo costruire strade, far funzionare bilance, o dimostrare teoremi - i matematici e i fisici esistono per questo (mi dovete, quindi, spiegare a che cacchio serve fare un numero assurdo di materie matematiche e fisiche, mentre le pochissime di tenore informatico sono fatte velocemente e male.
Rendetevi conto (io l’ho già fatto - anzi, in realtà credo di averlo sempre saputo) che la vita vera non è l’informatica: noi, al massimo, possiamo fornire una strada più facile per porre rimedio ai guai, di qualunque tipo siano. E, cara mascotte, se non ci fossero stati quelli che tu chiami smanettoni, e che io chiamo, più correttamente, hacker, tu non saresti in grado di usare la tua schifosa workstation winzozz per vederti i film porno o per scrivere codice scadente. Porta rispetto, e inchinati - anzi, inchiniamoci, di fronte a gente che sarà sempre due o tre spanne avanti a noi.
In soldoni: l’infinity computing riuscirà a farmi elaborare una base di dati più velocemente di quanto possa fare adesso? Ok, imparerò come usarla.
Se invece mi serve solo per farmi le pippe a scrivere una calcolatrice che esamina le proprietà dell’insieme di Cantor, allora non me ne frega punto. Datela in pasto ai matematici.
Il brevetto
E qui casca l’asino. Bella presentazione quella fatta dal professor Sergeyev, non c’è che dire. Il problema è che nel “mondo finito” bisognerà tenere conto di un brevetto, depositato dal professore, che copre ogni possibile applicazione pratica - leggi: sfruttabile commercialmente. aaargh - delle teorie, cosa che equivale a dire: ok, se lo faccio io che sono l’autore, va bene; se invece io reimplemento, anche solo per capire meglio come funziona (e dimmi tu, o mascotte, non è questo che fanno i veri ingegneri?), cacchio, potrei violare un brevetto!
Suggerirei ad un certo tal professore - come anche al professori ordinari presenti alla conferenza, e lacchè vari - che dice che
nuovi brevetti devono venire dai giovani
una visita a questo sito. Forse scoprirebbero che la vera libertà che cercano in economia e in politica (non ho intenzione di schierare la mia opinione in questo frangente: se mi seguite da un po’, sapete già quali sono i miei orientamenti) non ce l’hai, se ingabbi la mente.
Peace out.










8 commenti
Be Manu, evito i commenti sui prof di cui parli, non solo perchè li condivido, ma anche perchè sarebbero inutili.
Tutto il ragionamento sul GrossOne secondo me (ma io non sono nessuno) ha solo l’utilità di Modificare (ma non risolvere) il problema dell’infinito. Ma vedrò di spiegarmi meglio.
Premetto che la tesina del mio esame di maturità è stata sulla crisi della scienza e la parte matematica si basa su quei paradossi contestati dal professore durante la conferenza.
Se noi diamo un nome a qualcosa che non è espressamente chiaro, facciamo una forzatura. Io posso modificare il concetto di Infinito, con un numero, ma tale numero non è univocamente definibile e non lo sarà mai.
Non sto a sindacare la densità degli infiniti, che sappiamo tutti essere diversa in base ai casi, ma non mi si venga a dire che l’infinity computer sia qualcosa di cosi incredibile, perchè la calcolatrice vista durante l’esposizione, può essere fatta molto facilmente, perchè è una super semplice calcolatrice per polinomi.
In sostanza è stato detto: Trattiamo discretamente l’infinito e saremo tutti più felici, se poi avremo un infinità di infiniti non è un problema nostro…
Non è opinabile tutto ciò?
Per quanto riguarda i brevetti, non sto a valutare, perchè non ne ho gli strumenti. Ne ho voglia di polemizzare il concetto di ingegnere, hacker ed informatico. Magari lo farò dopo, quando avrò il cervello più distante da quello che ora ho letto.
Salutoni…
Emanuele Gs, mai pensato a presentarti in politica? un voto qui ce l’hai
E’ brutto pensare ai brevetti, sarà che io ho sempre condiviso con chiunque quel poco di conoscenza che ho che l’idea di ricavarci soldi non mi sfiora minimamente. Ma forse sono io che non sono normale… e magari anche tu
Caro Emanuele,
siamo due studenti del primo anno di specialistica in Ingegneria Informatica dell’Università della Calabria, e più precisamente, due studenti del prof. Sergeyev. Il nostro pensiero si basa sul fatto che tu abbia (con rispetto) grossi problemi con il legame che intercorre tra matematica e scienze informatiche. Ma soprattutto è evidente che degli scopi degli studi sul concetto di Infinity Computing hai compreso ben poco: lo dimostra la tua confusione mentale sulla differenza tra brevettare un chip che risolve un problema e brevettare il concetto stesso del problema.
Per chiarirti le idee:
“Il brevetto è un titolo giuridico in forza al quale viene conferito un monopolio temporaneo di sfruttamento dell’invenzione in un territorio e per un periodo ben determinati, al fine di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare la propria invenzione senza autorizzazione. Per invenzioni si intende una soluzione nuova ed originale di un problema tecnico. Essa può riguardare un prodotto o un processo (metodo, procedimento).” Da Wikipedia.
Sergeyev ha brevettato il circuito logico in grado di eseguire operazioni aritmetiche tenendo conto di quantità numeriche infinite. Se riesci a trovare un uomo che ha brevettato un teorema, linkaci la sua homepage che siamo curiosi di conoscerlo!
Andrea Grande e Roberto Interdonato:
È probabile. Ma come vedrete, non è proprio questo il punto.
Questo è certo. Non sono così stupido da ritenere che basti una presentazione per sostituire la lettura completa del/dei testo/i di Sergeyev, e non avrei linkato la pagina del professore se avessi presunto di aver compreso anche solo qualcosa.
Tutto l’articolo (e ammetto che sia difficile capirlo, visto il modo in cui scrivo) vuole tendere a stroncare l’apparente necessità di nuovi brevetti dipinta da un mio professore durante la conferenza, più che, come ho detto, l’attività del prof. Sergeyev in senso stretto.
Ad ogni modo, per me le due cose pari sono, e per un motivo molto semplice. Se volessi tentare di implementare un mio chip basato su quei principi, non credete che “forse” qualcuno potrebbe sollevare delle obiezioni? E poi, quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere un’implementazione funzionante? Sara che io ho un approccio troppo pratico all’Ingegneria Informatica, e mi secca alquanto dover perdere tempo a reimplementare qualcosa che qualcuno ha già fatto in maniera ottimizzata, ma a porte chiuse, per fini che sono solo suoi e che non mi riguardano affatto, che ci volete fare.
Microsoft ha molto da dire a questo proposito, e con tutto il rispetto, la mia posizione non pretende di essere di essere rigorosa in senso matematico (se l’ho scritto, sono disposto a correggermi, anche segnalandolo pedantemente nell’articolo), ma rigida in senso politico. I brevetti stroncano l’innovazione, mia personale opinione indipendente da chi sia l’inventore o cosa sia l’invenzione.
Miei cari signori, non presumete che chi vi scrive sia troppo stupido solo perchè lo state incontrando solo adesso. So bene che non si può brevettare un teorema, e che nessuno l’ha fatto. E aggiungo che se qualcuno l’avesse fatto, non credo che metterebbe su un qualche tipo di pagina web, giusto per non farsi sfuggire nulla
Saluti cordiali.
Caro Emanuele,
se tu volessi applicare il concetto di infinito computabile per la realizzazione di un qualsiasi circuito logico nessuno potrebbe obiettarti nulla! Sarebbe poco intelligente pensare il contrario, visto che per esempio non paghiamo le rendite a Newton o a Leibniz ogni volta che si utilizza il concetto di integrazione numerica. La tua posizione sui brevetti è sicuramente valida se si parla di prodotti software (Linux ne è la più lampante dimostrazione), ma è poco sensato parlare di “open source” per dispositivi hardware: hai mai pensato di produrre un integrato al costo di decine di milioni di euro e poi regalarlo a Natale ai tuoi amici?
Inoltre, dici di saper bene che non si può brevettare un teorema, ma nel tuo post hai scritto praticamente il contrario:
“Il problema è che nel “mondo finito” bisognerà tenere conto di un brevetto, depositato dal professore, che copre ogni possibile applicazione pratica - leggi: sfruttabile commercialmente. aaargh - delle teorie, cosa che equivale a dire: ok, se lo faccio io che sono l’autore, va bene; se invece io reimplemento, anche solo per capire meglio come funziona (e dimmi tu, o mascotte, non è questo che fanno i veri ingegneri?), cacchio, potrei violare un brevetto!”
Non credi di contraddirti?
Andrea Grande e Roberto Interdonato:
Certo, ci penso continuamente e mi piacerebbe molto. E non sono l’unico, a quanto ne so. Che dire, mi dispiace per le aziende (o meglio, per i loro padroni), ma spero che i principi esposti in quei testi facciano a pezzi l’attuale modello di business dell’hardware
No, non lo credo affatto, sorry.
Ma quand’anche fossi caduto in contraddizione come dite, c’è un argomento più forte della coerenza stessa: questo blog non ha nessuna pretesa, esplicita o sottintesa, di essere corretto o coerente nei riguardi di niente o di nessuno - neanche nei riguardi della mia persona - nè, tanto più, rispetto a chi non viene a trovarsi d’accordo con me, in quanto non è nato per essere necessariamente corretto in ogni istanza ed obiettivo, ma, tutt’al più, per rappresentare me (e i miei pensieri), che non sono certamente nè corretto, nè completo, nè tantomeno sempre coerente, ma soltanto me stesso.
Saluti.
Caro Emanuele,
non era nostra intenzione andare contro la politica del tuo blog, solo ci sembrava che il post originale partisse da presupposti inesatti (agli occhi della comunità scientifica). Se poi questi presupposti ti hanno aiutato a esprimere i tuoi pensieri, o a portare avanti la tua campagna contro i brevetti, ha poco a che fare con la discussione, che era partita appunto per correggerli e non per sindacare sulle tue convinzioni.
Andrea Grande e Roberto Interdonato:
Non c’è nessuna “politica del mio blog” - la mia concezione dello strumento e di chi o che cosa sia la partecipazione di terzi avventori è abbastanza flessibile, al contrario di quel che vedo fare in giro. Forse c’è una destinazione d’uso prevalente, questo sì, e solo in questo senso è consigliabile interpretare quanto da me scritto.
È possibile. Per fortuna, non credo che la comunità scientifica abbia di che preoccuparsi del post di un povero studentello che ha
e che
per quel poco di comunità scientifica che ho potuto vedere nei miei anni accademici. Credo, infatti, sia corretto usare la denominazione anche per riferirsi ai miei docenti. Forse. (Il corsivo è mio, per segnalare la modifica nella flessione del verbo onde adattare la frase al mio utilizzo)
Non esiste alcuna “mia campagna contro i brevetti”: si tratta di mie opinioni personali, che solo per caso sono condivise da altre persone. Non sono un politico di professione (al massimo, e non sempre, posso esserlo nel senso greco del termine, dando al termine pòlis di volta in volta significati più estesi), nè un esponente di un movimento organizzato.
Questo lasciatelo decidere a me, visto che siete a casa mia
Di entrambe le motivazioni sono stato sicuro non appena ho letto il vostro primo post. Grazie per la collaborazione.
Saluti.