Live fast and prosper non è solo il titolo di un episodio di Star Trek: Voyager (a sua volta, una satira del ben più noto saluto Vulcaniano), ma anche – soprattutto per me – lo stile di vita che l’Università ti costringe ad attuare.
- Manca il tempo per studiare bene le cose: se ti soffermi a fare esercizi (e intendo tutti gli esercizi) di un capitolo di una qualunque materia – oggi ho fatto Elettrotecnica, ad esempio: se non altro, mi dovrebbe fare entrare in confidenza con parte di quell’Elettromagnetismo che ancora mi aspetta al varco
-, tanto perchè tu non possa dire, al caldo infuocato di Luglio, che se avessi fatto di più, invece di essere tr****to passavo, ti ritrovi indietro di un fottilione (© by Don Uorri
) di pagine, e devi fare le corse. Se poi la docente fa salti mortali, e su, e giù, e 130 pagine avanti, e 50 indietro, ti perdi di casa.
Poi ci metti le materie in arretrato (due, ma pesanti come dieci), le propedeuticità, e vedi che prio. - Manca il tempo per conoscere meglio se stessi: vero che, in teoria, dopo un certo numero di anni dovremmo essere abbastanza prevedibili, ma non si può mai dire – scommetto che se i miei professori delle scuole medie, o del Liceo (tanto per parlare di qualcuno che mi ha stimato senza riserve – non ditelo loro, però
) mi vedessero, riconoscerebbero probabilmente il volto, ma non il tizio che lo “indossa”. - Manca il tempo per conoscere gli altri: questo sarebbe, in realtà, il minore dei problemi. Infatti mi sono convinto, col tempo, che sia possibile comprendere più a fondo qualcuno se la si osserva da grande distanza (magari da un angolo cieco) e ne si registra la mimica: le espressioni mentre conversa con altri, il viso che si illumina quando sorride, o che si deprime quando pensa a qualcosa di poco felice. É emozionante vedere il contrasto tra una persona estremamente ordinata, aggraziata, quasi imperturbabile nel suo agire quotidiano, che magari ti nota e non ti nota, ti pensa e non ti pensa (in altri contesti avrei detto “assorto”), e i suoi capelli perennemente scombinati, quasi che sopra quella testa si scateni l’inferno. O quella matita e quella gomma perennemente in attività, quasi si trattasse degli strumenti di un fabbro.
Il titolo del topic, a tirar le somme, è un augurio: non tanto di vivere velocemente (anzi), perchè tante sono le cose che si potrebbero perdere, ma di prosperare, ossia di trarre quella particella insignificante di bene che potrebbe nascondersi dietro il buio quotidiano.

17 Ottobre 2006 alle 20:44
Gs, anch’io quando andavo all’Uni mi lamentavo che i ritmi erano troppo frenetici, poi ho iniziato a lavorare seriamente e con continuità (non come avevo fatto fino ad allora con lavoretti estivi per pagarmi gli studi) e ho capito che la vita di prima era una vita da Bradipo in confronto ad ora!! Quindi goditi il periodo universitario e cerca di viverlo meglio che puoi, anche se so già che non lo farai (io non l’ho mai fatto
)