Usare pacchetti personalizzati per Slackware, e crearne di nuovi dai sorgenti
Il mio flirt con Debian stable + backports è durato molto poco, purtroppo.
In realtà la colpa è mia: dovevo informarmi meglio sui problemi che CUPS 1.2 sta creando ad alcuni utenti per quel che riguarda la stampa in rete (urge, a questo punto, sottolineare che invece, da locale, il funzionamento di CUPS+Gutenprint era perfetto). Se non fosse stato per questo, avrei tenuto il sistema così com’era: rapido nelle risposte e completo. Ribadisco: se non ci sono problemi di sorta, Debian stable + backports è la scelta migliore, specie su computer su cui Ubuntu (la mia distribuzione di riferimento per il segmento desktop) risulta troppo pesante, a causa delle marcate ottimizzazioni della libreria C e di numrosi altri componenti basilari del sistema.
Ho imparato a non formalizzarmi troppo, nè a fissarmi sul fare tinkering all’infinito: c’è un limite fisiologico oltre il quale le cose devono funzionare. Inoltre, la mia priorità, avendo un everything server piuttosto che un router (come la maggior parte delle persone che scelgono di crearsi una rete locale) è quella di avere un sistema snello: se poi ci scappa una buona interfaccia grafica, bene, altrimenti va bene lo stesso.
Sono, quindi, ripassato a Slackware (che, fino ad ora, è stata la distribuzione che ha meglio performato sul mio vecchio Celeron 300 Mhz). La tradizione di stabilità ed estrema flessibilità della distribuzione non è messa in discussione da nessuno; in parte, però, il prezzo di questa flessibilità viene pagato con un sistema di gestione dei pacchetti chiaramente di livello diverso rispetto a quello, per esempio, di Debian.
Il vero problema, infatti, risiede nella mancanza di supporto al dependency tracking: in pratica, il sistema di gestione dei pacchetti non si occupa di verificare se sono presenti tutti quei componenti di sistema atti a fare funzionare un particolare componente di sistema. Tale controllo è deliberatamente lasciato all’utente. Inoltre, poichè Slackware è un progetto gestito da un solo individuo, Patrick J. Volkerding, si rende necessaria una selezione accurata dei pacchetti da introdurre nella distribuzione base, così che PJV non risulti sommerso dal mantenimento di una collezione sterminata di pacchetti.
Purtroppo, però, non sempre sono rose e fiori: in alcuni scenari, il fatto di doversi occupare di ricercare le dipendenze a mano, e, se non le si riesce a sistemarle tutte, doversele ricompilare dai sorgenti, risulta poco pratico. Eppoi, non tutti hanno la pazienza (e le risorse hardware) di chi utilizza Gentoo
(scherzo, ovviamente, sulla pazienza: resta però il fatto che dover ricompilare l’intero sistema su qualcosa di più lento di un Pentium III è una strada poco praticabile).

Sai che avevi ragione?Per compilare gspcav1 è bastato make e make install.Che sia rimasto qualcosa dell’installazione precedente di Slack?Solo così si potrebbe spiegare il fatto che,l’altra volta,il configure era stat necessario.Beh,ogni giorno s’impara qualcosa di nuovo.Grazie,Emanuele,torna presto a Slack.:)